Ma scrivo così male...? Non ho evocato fisicamente la fenice rossa ma solo il suo potere... :P Comunque, posto >> scusa il ritardo ma l'università si è mostrata più stressante del previsto ._.
L'inferno. Lo ricordavo più scuro, sinceramente. La potenza di Dante era tanta e nessuno poteva dire il contrario. La sua abilità nel combattere, nel creare tecniche era notevole. Sarebbe stato un ottimo guerriero e nella sua milizia avrebbe fatto scintille. Era già stato li, tanti anni prima. Un suo omonimo gli aveva fatto fare un viaggio del genere ma il loro scontro era finito in parità. Mi hai fatto incazzare. Ah, vero, dimenticavo Soki. Lui è, diciamo "non molto soddisfatto" delle parole del vampiro. Almeno, quelle pronunciate prima. ... Ok, ok, anche quelle pronunciate poco fa. Non so quale sfigato essere possa mettersi al tuo servizio o possa sottomettersi al tuo potere, ma non la mia Sorella Fenice Rossa. Fidati. E' con me da molti, tanti anni. Sputò per terra. Non sono molto felice di ciò che farà e dirà in futuro, sia ben chiaro, ma è la sua natura. Se non lo offendi, se non li insulti è buono e caro, ma in caso contrario diventa il più grandi dei figli di "buona donna". La spada era stretta nella mano destra. Le fiamme erano state richiamate. All'inferno, un altro è il potere che si deve richiamare, sicuro che funzioni. Quello della fenice nera. Prima che possiate dire niente, si, ha anche altri fenici che potrete conoscere a tempo debito. Il potere delle fiamme della fenice nera incominciava a versarsi nel suo corpo, la sua energia aumentava rapidamente. La sua arma aveva delle limitazioni in quel luogo ma sapeva che avrebbe trovato una tranquilla soluzione in merito. Dilania, Ryuzahi. Aveva deciso di richiamare il potere della sua spada. Non lo faceva da tempo, non perchè non avesse voluto ma perchè aveva paura di uccidere. La paura, per darvi quest'altra sicurezza, è del tutto scomparsa. Le parole di Dante non gli fecero ne caldo ne freddo. Rapido, alzò la lama in modo tale da parare il colpo di Dante. Non ti conosco. Soldato, preparati a combattere veramente, ora. Non ha sbagliato le parole e non l'ha neanche insultato. Dante era effettivamente un soldato, e come ho detto prima, è della sua armata. Evocò le fiamme necrofile tutto intorno al suo corpo, partendo dal terreno sino a quattro metri di altezza. Questa tecnica non era mirata all'offesa, è chiaro, ma semplicemente per allontanarlo. Sembrò ringhiare, nello stesso istante.
CITAZIONE
Fiamme Necrofile - Magica Fiamme che hanno il potere di consumare le carni del posseduto necrofizzandole e producendo dolori notevolmente acuti e penetranti. Consuma tutto: dalla pelle fin dentro le ossa. Nel giro di 12 ore si è meno di cenere.
L'espressione soddisfatta in seguito all'evocazione della materia oscura divenne palese ironia nel momento in cui il generale iniziò ad alterare i suoi toni. Certo, la calma con cui aveva ricambiato i suoi scherzi era fin troppo innaturale, ma fino a qualche istante prima aveva sperato che l'uomo che si trovava di fronte potesse essere davvero qualcosa di oltre l'umano. Ora, invece, quelle emozioni tradivano in lui tutta la sua umanità, o sentimentalismo, che dir si volesse; rimaneva comunque un valido combattente, ma dopo quello scatto davvero possedeva la freddezza di spirito per condurre una legione? -Hah, l'avevo detto che eri un giovinastro- ammiccò soddisfatto il demone, mentre la sua spada cadeva a pioggia su quella di Soki, cozzando con fragore metallico. L'evocazione delle fiamme lo lasciò di stucco: davvero voleva usare un simile elemento nel suo regno? -Aaaaaah!- L'urlo di dolore si accompagnò ad un rantolio soffocato, mentre in un balzo si allontanava dal raggio del fuoco. -Aaaaah... Aaah... Ah..Ah-ah-ah!- Quello che era sembrato un grido di sofferenza si trasformò presto in una risata, mentre le pelle ancora si lasciava consumare dagli ultimi barlumi delle fiamme. Il simbionte che gli avvolgeva il braccio lo avviluppò in una nuvola di tentacoli scuri, mentre attorno al suo corpo si formava una corazza scura dalla quale difficilmente sarebbe uscito. In un'alzata di spalle, si portò in posizione d'attacco, lasciando che una lama fuoriuscisse dal palmo della sua mano minacciosa. la risata di poco prima cessò di punto in bianco, mentre il ragazzo alzava le spalle noncurante. -Hai detto che Fenice è tua sorella?- In uno scatto, si trovò nel raggio delle fiamme, che fendette con la sua nuova lama oscura. Sì, si sentiva decisamente figo con quel coso addosso. -Allora che ne dici di presentarmela? Ho sempre avuto un debole per le tipette focose- La mano libera dalla spada si infiammò della stessa fiamma necrofila che gli era stata usata contro, per chiudersi in un pugno e scagliarsi contro il suo stesso evocatore. Certo, non era la stessa fiamma. D'altro canto, gli inferi erano il regno delle illusoni no? Ma, con un pò di fortuna, Soki non se ne sarebbe reso conto.
CITAZIONE
Simbionte oscuro
Dante, in seguito all'evocazione della materia oscura, ne assume il controllo utilizzandola come arma di attacco e difesa. Il plasma può essere modellato a piacimento. L'effetto negativo è che, portando al limite le prestazioni fisiche, se abusata nel suo uso rischia di inghiottire il suo stesso dominatore.
Potere speciale del simbionte: Riprodurre proiezioni olografice della realtà circostante, senza carpirne le proprietà fisiche.
L'ira stava avvolgendo pian piano i suoi luridi tentacoli attorno all'animo di Soki. Il ragazzo stava per perdere la pazienza quando la stessa fenice lo richiamò. La ragione, segregata momentaneamente in un angolo remoto del cervello, lentamente riprendeva potere. Vedeva Dante sicuro, spavaldo. Per niente stanco, nonostante le notevoli offese di Soki. Ma era il tempo di togliere i guanti di seta e incominciare a menare sul serio. Fece un lungo sospiro. Li, davanti a se, il suo obiettivo stava. Aveva una gran voglia di trafiggerlo da parte a parte. Ignorò le ultime parole. Attinse potere da altre due fonti, la sua spada e la fenice nera, prima di scatenare la tecnica successiva. Evocò ancora una volta le fiamme nere della fenice, ma stranamente il suo avversario fece la stessa identica mossa. Gli venne un'idea. Addensò le fiamme intorno al suo corpo fino all'istante in cui quelle dell'avversario non avessero toccato le sue. In quell'istante le avrebbe fatte esplodere, le avrebbe fatte, come dire, espandere abbastanza per contrastare quelle dell'avversario. Con lo shumpo, era sua intenzione muoversi abbastanza veloce da arrivare vicino a Dante da colpirlo con la spada. Non una tecnica specifica, semplicemente colpirlo senza lasciarci molto tempo di decidere. Con lo shumpo si sarebbe mosso in semi cerchio per arrivare sino a target e li, con un colpo da sinistra verso destra, avrebbe provato a colpirlo all'altezza del cuore.
Il viso sorridente realizzò la minaccia solo quando le fiamme della fenice avvolsero in parte il tessuto della sua mano. Il ghigno beffardo si trasformò per qualche istante in una smorfia di disappunto, mentre indietreggiava per riflettere sul da farsi. Era incredibile come ogni sforzo per portare a termine quella battaglia fosse messo in scacco dalla potenza del suo avversario. Forse, dunque, non era sulla calma che un condottiero doveva contare: altero, fiero di sè, nulla sarebbe importato. Se non la forza. E Dante, ne era sicuro, se ne trovava di fronte una grossa quantità.
Non appena lo stivale toccò terra, il rumore dell'aria dilaniata dalla spada lo costrinse sulla difensiva, gli occhi a fissarsi nel punto da cui sarebbe venuto il colpo. Certo, in quel regno che aveva evocato si era creato numerosi vantaggi; ma sottrarsi gli elementi di base per praticare l'alchimia, forse, non era stata un'ottima idea. Nell'istante che lo separava dal colpo, valutò le prospettive che non lo avrebbero condotte a morte. E tutte terminavano nell'unica alternativa possibile.
Un fiotto di sangue gli fuoriuscì dal petto, macchiando l'aria del suo colore cremesi. Per lo sbalzo, il corpo indietreggiò ulteriormente, la testa piegata verso il suolo e coperta dai lunghi capelli platinei. Dando un colpo di tosse, sputò il sangue che si era coagulato in bocca. Buono. Era da parecchio che non lo assaggiava. Non il proprio almeno. Nuovamente, nonostante l'assurdità della situazione, proruppe in una fragorosa risata. Non poteva dire di non essere pazzo; in fondo, da quando aveva iniziato a nutrirsi di bioplasma, un composto di sua invenzione non molto dissimile al sangue, aveva avuto scompensi di ogni tipo. Ma la follia non era ancora contemplata nelle controindicazioni. Non ancora.
In modo lento e armonico, si alzò in piedi, mostrando il petto ora scoperto dai vestiti logori. -Eh, no, ca**o. Era la mia camicia nuova- Attorno alla ferita, una serie di tentacoli neri copriva il punto in cui avrebbe dovuto esserci la ferita. Quando il simbionte tornò sul braccio dal quale era venuto, il petto si mostrò totalmente integro, sotto un'espressione divertita del ragazzo. -Visto?- sorrise, battendosi una mano sui pettorali. -Pelle d'acciaio. E non ho nemmeno lo svantaggio di essere allergico alla criptonite- rise, passandosi una mano fra i capelli. Sbuffando, si lasciò cadere a terra, incrociando le gambe. -Amico, se non avessi venduto parte di me stesso al diavolo, mi avresti sicuramente impalato come uno spiedino. E dire che odio la brace- strizzò un occhio, alzando le spalle. -So riconoscere quando è ora di smetterla. E tu hai stravinto, comandante- In una serie di versi biascicati, richiamò l'inferno a sè, riportandoli nella loro dimensione. Ora, al posto del simbionte, aveva il suo comune braccio di sempre. Nell'alzarsi, si scosse i pantaloni, liberandoli dalla polvere del combattimento. Lo sguardo assorto si posò sullo stivale slacciato, mentre sul viso si dipingeva un'espressione divertita. Si chinò ad allacciarlo, indugiando più del necessario. Si stava forse inchinando?
In uno scatto, si portò nuovamente in posizione eretta, fissando il sole a spuntare sull'orizzonte. -Non so tu, ma credo che avrò bisogno di un bagno aromatizzato. E di qualcuna che mi lavi la schiena; sai, l'anzianità...- ghignò, strizzando l'occhio. Avanzando, si fermò accanto a Soki, passandosi nuovamente una mano fra i capelli. -Davvero non ricordi?- Un sussurro. Forse neanche percepito. La mano scattò verso il naso. -Sì, hai bisogno anche tu di una doccia- Silenzioso come il vento, si dileguò, lasciando un ultimo saluto prima del riposo. -Ci si vede, compagno-